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Bologna 18 febbraio 2021

Alla comunità dell’Alma Mater Studiorum - Università di Bologna

Care colleghe, cari colleghi, care studentesse, cari studenti,
stiamo vivendo un periodo non facile. Da febbraio dell’anno scorso affrontiamo le difficoltà, i disagi, le tragedie che la pandemia ha portato nelle nostre vite e nel mondo intero.
La nostra Università si è subito mobilitata per ridurne l’impatto sulla didattica, la ricerca e tutte le nostre attività. Tanti gruppi nelle diverse aree si sono prodigati per proporre iniziative e soluzioni di immediata utilità e la medicina universitaria ha dato un contributo unico di presenza e competenza.
Non è stato semplice e non è stato possibile risolvere ogni problema. La capacità di reagire come individui e come comunità è una testimonianza della nostra forza, ma siamo certamente provati, stanchi e desiderosi di poter tornare ad una quotidianità più serena.

Il nostro lavoro quotidiano

Francesco Ubertini ci lascia un Ateneo con i conti in ordine, presente in Europa e nel mondo, attivo nelle iniziative di ricerca, culturali, industriali e mediche nella nostra Regione. In tutte le nostre sedi abbiamo investimenti edilizi rilevanti sotto il profilo economico, anche se non sempre adeguati rispetto alle esigenze effettive. Dovremo portare a termine ciò che ancora non si è concluso e metterci nelle condizioni di lanciare nuovi progetti con ambizione e determinazione, come succede da molti secoli in un Ateneo vivo e dinamico come il nostro.
Accanto ai grandi progetti, tuttavia, ognuno di noi si confronta con il quotidiano. Per questo un aspetto fondamentale che richiede impegno e concretezza deve essere il miglioramento della nostra vita lavorativa. Penso alle difficoltà che ogni giorno molti vincoli burocratici creano ad ognuno di noi. Penso all’opportunità di abbandonare l’idea che per migliorare i servizi sia sempre funzionale accentrare le risorse, alla necessità di recuperare la motivazione di tanti riportando ognuno a riconoscersi non in una generica mansione, ma in un risultato concreto e tangibile della propria azione. Penso all’attenzione che merita la ridefinizione del bilanciamento tra le strutture centrali e i Dipartimenti, i Campus, i Centri Interdipartimentali e tutte le strutture didattiche e di ricerca. Penso all’importanza di un rapporto equilibrato con la Regione per la medicina universitaria. Penso all’urgenza di riprendere il controllo di molte procedure di valutazione che si sono trasformate in una babele di adempimenti, senza che riusciamo più a coglierne il senso e le potenzialità. Penso ad una maggiore valorizzazione del personale tecnico-amministrativo.
Sono passati dieci anni dalla Riforma Gelmini e possiamo distinguere i reali vincoli dalle nostre scelte ed interpretazioni. È necessario ed urgente farlo per concentrare le energie sulle cose importanti, semplificando il lavoro di tutti i giorni e migliorando la governance, la partecipazione e le rappresentanze.

Oltre l'emergenza

Chi sceglierete alla guida dell’Alma Mater dovrà affrontare nell’immediato scenari molto diversi rispetto al passato. L’esperienza fatta in questi lunghi mesi deve farci riflettere a partire da tre ambiti:

  • l’utilizzo più diffuso delle tecnologie digitali e l’organizzazione della didattica, della ricerca, dello studio, delle attività amministrative;
  • la conciliazione tra attività in presenza e attività a distanza per studenti, personale tecnico-amministrativo, professori e ricercatori;
  • l’impatto delle molte restrizioni sulla nostra attività di ricerca, con strutture fortemente limitate nell’operatività, inevitabili ritardi nei progetti, molti giovani che perderanno un tempo cruciale per la costruzione della loro carriera, difficoltà nei rapporti con imprese e territorio.

Sono temi ampi sui quali questa campagna elettorale può darci un’occasione importante di riflessione e confronto, per ripartire con la stessa energia con cui abbiamo affrontato l’emergenza.

Il nostro ruolo nella ripartenza

Il Recovery Plan prevede risorse straordinarie per l’Università. Si tratta di una grande opportunità che, se affrontata con visione e responsabilità, porterà a ricadute uniche ed irripetibili.
Potremo risolvere i limiti di alcuni nostri insediamenti e dotarci di infrastrutture di ricerca in modo articolato sul territorio e nelle diverse discipline. È una occasione che gli ambiti scientifici e tecnologici aspettano da tempo per attrarre risorse, sviluppare programmi ancora più ambiziosi, competere alla pari con i più grandi centri di ricerca nel mondo, rafforzare le attività di terza missione.
Potremo avere l’opportunità di adeguare i nostri luoghi di lavoro, perché abbiamo bisogno di sostenere la ricerca di base in tutte le nostre discipline e recuperare il decoro dei nostri spazi. Potremo aumentare il nostro organico mantenendo l’equilibrio economico-finanziario necessario a garantire le progressioni di carriera e stipendiali per ricercatori, professori e personale tecnico-amministrativo.
Potremo affrontare il futuro della zona universitaria centrale di Bologna, che rischia di svuotarsi con i molti trasferimenti ora previsti. Sarà un’occasione per recuperare molte sedi storiche e potenziare le nostre biblioteche e i nostri musei. Potremo pensare ad un piano straordinario per nuove aule e luoghi di aggregazione studenteschi, non solo per decongestionare, ma anche per accogliere le tante studentesse e i tanti studenti meritevoli che non riusciamo ad accettare nei nostri corsi. Contribuiremo in questo modo a ridurre il ritardo che il Paese ha ancora negli studi universitari senza rinunciare alla qualità della didattica.

Le nostre responsabilità

Avremo grandi opportunità, ma coglierle non sarà scontato, perché una massa così ingente di risorse rischia di paralizzare l’attività ordinaria. Dovremo per questo saper dialogare con la Regione, i Comuni, la Sanità, le imprese e tutti gli interlocutori dei territori in cui siamo presenti per sviluppare progetti sostenibili.
Le risorse sono certamente fondamentali, ma non sono tutto. Ad una istituzione come la nostra spetta il compito di accompagnarle con pensiero e cultura profondi, perché diventino occasioni di riduzione delle diseguaglianze e non un momento di isolamento elitario.
In questo particolare momento storico abbiamo, quindi, ancora di più la responsabilità di giocare un ruolo virtuoso, attivo, inclusivo, propositivo, solidale, partecipato, trasparente e impegnato contro tutte le forme di discriminazione.
Essere alla guida dell’Alma Mater significherà mettersi al servizio dell’istituzione e delle persone che la compongono, pronti a cogliere proposte e contributi di ogni nostra parte. Non dovremo dare spazio ad ambizioni personali, cordate o gruppi di potere precostituiti., perché da una crisi planetaria come quella che stiamo vivendo si esce solo tutte e tutti insieme.
Decidere di impegnarsi per ricoprire un ruolo così delicato ed importante non è mai facile e in questo periodo porta con sé ancora più responsabilità. Per questo mi rivolgo a voi con umiltà, ma anche con determinazione e convinzione. Vi garantisco il mio massimo impegno per un’Alma Mater coinvolgente, orgogliosamente pubblica e al servizio del Paese.

La mia esperienza e il mio metodo di lavoro

L’Università è sempre stata il centro della mia attività quotidiana: ho ricoperto ruoli istituzionali, senza allontanarmi dalla didattica, dalla ricerca e dalla terza missione. Ho potuto così conoscere a fondo il funzionamento dell’amministrazione a diversi livelli e nelle diverse aree. Abbiamo grandi opportunità per migliorarla, ridurre la fatica lavorativa che accompagna tutti, ricercatori, professori e personale tecnico-amministrativo, ampliare le occasioni di crescita ed apprendimento per studentesse e studenti.
In questi anni ho seguito molti progetti coordinando gruppi di lavoro multidisciplinari ampi e diversificati. Comprendo per questo l’importanza e la necessità di un lavoro costante dentro e fuori dalle nostre mura.
Per le mie competenze disciplinari ho interagito con istituzioni pubbliche e private in Italia e all’estero. Sono state occasioni preziose per sviluppare le relazioni necessarie con il contesto politico ed istituzionale regionale e nazionale, in piena e leale collaborazione, ma senza timidezze nel tutelare il nostro ruolo e valorizzare le nostre potenzialità.
In queste diverse esperienze ho imparato quanto sia importante fare leva sulla collegialità, sul coinvolgimento, sulla partecipazione, sulla condivisione, sull’inclusione, sull’importanza delle competenze tecnico-amministrative. Sono elementi necessari per prendere decisioni come momento di sintesi responsabile, piuttosto che di indirizzo verticistico legato alla carica.
L’Alma Mater è un punto di riferimento non solo per il livello delle nostre competenze individuali, ma anche perché sappiamo mettere in comune le nostre diversità, valorizzarle e, su di esse, costruire il futuro.

Il prossimo passo

L’ascolto e il confronto. Non sarà facile di questi tempi realizzare una campagna elettorale ampia, partecipata e che sia capace di far emergere le idee e le differenze, le difficoltà che richiedono soluzioni concrete ed efficaci, il dialogo costruttivo con tutte le componenti del nostro Ateneo, nessuna esclusa. Sono certo, però, che tutti insieme sapremo utilizzare i prossimi mesi come uno straordinario momento di partecipazione, di aggregazione e non di divisione.
In attesa di incontrarci sono a vostra disposizione per raccogliere idee e sollecitazioni nelle forme che riterrete più opportune.
Grazie della vostra attenzione e a presto.

Maurizio Sobrero

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