Noi e i grandi temi contemporanei

Da quando nel 2000 le Nazioni Unite hanno formulato i Millennium Development Goals è partita una nuova stagione di coinvolgimento globale nei confronti di un insieme variegato di emergenze di natura ambientale, sociale, di opportunità ed equità. La consapevolezza dell’urgenza di interventi concreti e risolutivi è cresciuta e deve caratterizzare l’impostazione delle azioni collettive e territoriali in tutto il mondo, ancora di più oggi dopo gli effetti della pandemia da SARS-COVID19. Gli ambiti su cui concentrare la nostra attenzione potrebbero essere molti. Ne ho scelti tre da cui partire perché coinvolgono in modo ampio questioni e criticità di largo respiro

a. Lo sviluppo sostenibile

Negli ultimi anni abbiamo sviluppato un piano di sostenibilità articolato e che copre un ampio spettro di iniziative. Il programma Alma-Goals va potenziato ed utilizzato come punto di riferimento istituzionale per la definizione dei nostri obiettivi di sviluppo strategico. È uno sforzo pionieristico che deve essere portato avanti con convinzione, collegato alle attività di ricerca che sviluppiamo al nostro interno e valorizzato attraverso le molte relazioni che questi interventi ci consentono di attivare in maniera privilegiata con le migliori realtà del mondo. Nella ricerca, nella formazione e nell’amministrazione dobbiamo essere in grado di intercettare opportunità e risorse per ampliare i nostri spazi di intervento e per articolare in chiave di sviluppo sostenibile tutte le nostre azioni. Non è un esercizio facile ed esiste il rischio concreto di cadere in operazioni di greenwashing e di costruzione di sistemi di rendicontazione di facciata, senza scalfire la sostanza delle cose. Per questo è importante affiancare ad un presidio centrale un grande programma di coinvolgimento e sensibilizzazione che parta dal basso e contribuisca a moltiplicare gli sforzi e le energie disponibili per sviluppare azioni concrete e visibili, e a trasmettere ai nostri studenti buone abitudini e stili di vita improntati al cambiamento. Su questi temi verranno allocate molte risorse nei prossimi anni e sarà importante essere pronti ad intercettarle con idee, programmi, strutture e capacità di gestione. Possiamo e dobbiamo utilizzare questa chiave di lettura nella gestione dei nostri spazi, di tutte le nostre attività, delle nostre forniture, nella progettazione ed erogazione dei nostri servizi, nella costruzione delle diverse politiche per docenti e ricercatori e per il personale tecnico-amministrativo.

b. Open Science e Open Data

La scienza libera ed aperta e la difesa della libertà di costruzione del pensiero critico non sono una novità e fanno parte di quanto è previsto nella nostra Costituzione. Molte nuove tecnologie e una maggiore facilità e rapidità nella condivisione dei dati e dei risultati delle ricerche contribuiscono a rendere ancora più attuali questi principi fondamentali. L’importanza di questo modo di lavorare è diventata ancora più evidente in questi mesi di lotta alla pandemia, durante i quali diverse comunità scientifiche in tutto il mondo si sono mobilitate in uno sforzo collettivo che non ha eguali nella storia. Per questo è importante sviluppare politiche di Ateneo e costruire azioni concrete che aiutino tutti a lavorare potendo contare sulle risorse necessarie per mettere in pratica questi principî. Una prima linea di azione riguarda il supporto alla pubblicazione in Open Access attraverso le diverse forme disponibili, con l’impegno a lavorare internamente e in tutte le sedi istituzionali per evitare che queste diventino un nuovo modo per discriminare singoli o gruppi sulla base delle risorse disponibili. Una seconda linea di azione riguarda la disponibilità di servizi avanzati di assistenza e progettazione che consentano di impostare la raccolta, la conservazione, la gestione e la fruizione dei dati in modi coerenti con le politiche di Open Data. Sono attività che richiedono competenze specifiche e investimenti dedicati che non possono realisticamente essere sostenuti dai singoli gruppi di ricerca in modo autonomo e che offrono concrete opportunità per lo sviluppo di nuove forme di supporto alla ricerca. Ciò si collega direttamente ad una terza linea di intervento in infrastrutture comuni per la gestione fisica del dato nel tempo, provviste delle necessarie misure di sicurezza e con protocolli ed interfacce per la fruizione del dato coerenti con gli assetti legislativi vigenti. Per andare davvero nella direzione di una piena applicazione dei concetti generali di Open Science ed Open Data non basta essere aperti, ma bisogna investire in servizi avanzati a supporto della ricerca. Così come ormai venti anni fa abbiamo fatto partire una struttura in grado di aumentare la nostra efficacia nella raccolta dei finanziamenti, oggi dobbiamo investire in un piano integrato di azioni che ci renda forti e credibili nell’applicazione delle politiche di Open Science. A questo dobbiamo dedicare risorse, da reperire con attenzione e lungimiranza nei vari programmi di sviluppo dedicati e cercando ogni forma possibile di sinergia con gli altri attori coinvolti nel territorio, per evitare duplicazioni e favorire sempre interoperabilità e collaborazione. Per questo sarà anche importante continuare ad impegnarci per stabilire rapporti chiari e sostenibili per tutti con gli editori e chiunque opera nella comunicazione scientifica.

c. L’impegno contro ogni discriminazione

Nonostante l’impegno di molti e tante battaglie per il superamento di molte ingiustizie, la nostra società è ancora attraversata da molte discriminazioni e diseguaglianze. La strada da percorrere come Università è chiara e tracciata nella Magna Charta, la quale dice esplicitamente che “l’università, nell’esplicare le sue funzioni, ignora ogni frontiera geografica o politica e afferma la necessità inderogabile della conoscenza reciproca e dell’interazione delle culture”. Le mie convinzioni partono dall’esperienza personale e dalla convinzione maturata negli anni di lavoro con colleghe e colleghi della necessità collettiva di lavorare per fare sì che le differenze siano un valore e non un impedimento, un elemento di ricchezza e non una fonte di discriminazione.

Una prima forma di discriminazione riguarda certamente il genere, rispetto al quale riconoscere la necessità di un equilibrio in tutte le sue diverse forme non deve essere un obbligo, ma una caratteristica strutturale propria di una società moderna e paritaria. Dobbiamo certamente continuare a sostenere le politiche attivate in questi anni e rafforzarle ulteriormente secondo le linee di sviluppo individuate nel nostro Bilancio di Genere. Dobbiamo rafforzare la nostra lotta contro ogni forma di esclusione, con particolare attenzione ai temi dell’accessibilità e ai presidi organizzativi dedicati da rafforzare o da costituire come ad esempio figure di “diversity manager”. Sarà importante porre particolare attenzione agli effetti di quest’anno di pandemia sulla ricerca e sull’impatto nella valutazione, con un’attenzione particolare per tutti i nuclei familiari con figli coinvolti nella didattica a distanza o con parenti che hanno richiesto supporto ed assistenza particolari a causa delle restrizioni alla mobilità e alla cura.

La ripresa delle attività in presenza e il ritorno nella nostra comunità di molti studenti internazionali richiede di continuare a sviluppare i nostri piani per il multilinguismo e la multiculturalità, e di porre particolare attenzione alle diverse forme di intervento per garantire la libertà di culto e la possibilità di praticarla in tutti i contesti. La triste vicenda di Patrick Zaki ci ha dimostrato che possiamo fare sentire alta e forte la nostra voce per denunciare ingiustizie ed iniquità. È un impegno che dobbiamo perseguire nel quotidiano, nello sforzo di tenere sempre viva l’attenzione sulle discriminazioni politiche e razziali anche quando non emergono casi specifici. Si tratta di un atteggiamento da radicare nelle nostre azioni per costruire una consapevolezza condivisa in tutta la nostra comunità e una forte sensibilizzazione delle nuove generazioni.