Gli studenti

Le Università sono nate dagli studenti e per gli studenti. Abbiamo sempre fatto molto per ridurre il costo degli studi, per aumentare i servizi e per consentire ai capaci e meritevoli di frequentare le nostre aule e i nostri laboratori, grazie anche ad una Regione che ha sempre prestato grande attenzione al diritto allo studio. È un impegno che dobbiamo rinnovare in uno scenario di risorse straordinarie che devono contribuire ad aumentare le allocazioni a favore del il diritto allo studio, dell’edilizia studentesca e di tutte le forme di supporto e sostegno che sono necessarie per colmare divari e ritardi. Questi sono i presupposti da cui dobbiamo partire e a cui dobbiamo affiancare un insieme di azioni ulteriori per arricchire l’esperienza formativa e di sviluppo personale dei giovani che scelgono di iscriversi ai nostri corsi.

a. I servizi, gli spazi e le strutture

La didattica a distanza ha permesso a categorie di studenti come lavoratori, giovani madri, fuori sede di frequentare comunque le lezioni, ma dobbiamo essere consapevoli che le tecnologie digitali non possono sostituire il senso di appartenenza all’Università e non possono sostituirsi al diritto allo studio. Il rischio concreto è favorire una cesura tra chi può partecipare ad un momento ricco di crescita personale e chi, non potendo, deve accontentarsi di un’acquisizione da remoto di competenze, ampliando così le diseguaglianze. Come ribadito in altre parti del programma, la nostra Università ha bisogno di ripartire dalla presenza ripensando i propri luoghi e rendendoli funzionali alle molte esigenze che ancora non sono soddisfatte. Abbiamo bisogno di aule perché, quando le abbiamo chiuse, erano già in molti casi inadeguate ed insufficienti ad accogliere tutti in orari compatibili, con uno studio distribuito attraverso ritmi coerenti con i processi di apprendimento e non solo con l’occupazione efficiente degli spazi. Il grande investimento che ha portato nuove tecnologie in tutte le nostre strutture sarà prezioso per arricchire molti percorsi, per offrire occasioni complementari alla lezione frontale, ma richiede anche un’attenzione straordinaria alla manutenzione e all’aggiornamento senza aspettare la prossima pandemia per renderle davvero all’altezza delle nostre ambizioni internazionali. L’impegno per un piano straordinario di spazi dedicati agli studenti in tutte le nostre sedi deve anche spingerci a progettare con ambizione, investendo sulla modularità dei luoghi, la loro fruibilità per attività in piccoli gruppi, l’integrazione con spazi di aggregazione e di socializzazione.

Negli edifici più nuovi che abbiamo realizzato, come ad esempio a Forlì e Cesena e nei nuovi spazi di Ravenna, ci siamo mossi in questa direzione, ma possiamo e dobbiamo osare di più, soprattutto nella zona storica di Bologna per ricostruire la cittadella universitaria del ventunesimo secolo. Abbiamo bisogno di disegnare i luoghi per creare relazioni restituendovi la fisicità necessaria a conoscerci, frequentarci ed interagire, per contrastare la tendenza a trasferire tutto su spazi e mondi virtuali. Non si tratta di essere conservatori e rifiutare le opportunità offerte dai cambiamenti tecnologici, ma di non abdicare ad una costruzione dell’esperienza di studio che sia fondata sull’incontro e sul rapporto con gli altri per aumentare la consapevolezza delle culture, delle religioni, delle diversità di opinioni, delle diversità di genere, dell’importanza del confronto.

La visione sul perché sia importante esserci per studiare è fondamentale per guidare la nostra progettazione a vantaggio delle nuove generazioni. Se non faremo così ripeteremo molti errori per cui oggi ci troviamo ad avere insediamenti isolati e difficili da raggiungere, come ad esempio il Navile, con trasporti decisamente insufficienti, con l’impossibilità di organizzare la pausa pranzo in modo analogo a quanto accade in altri luoghi, e con un senso di abbandono e di lontananza dalla comunità universitaria. Sarebbe facile trincerarci dietro i problemi amministrativi e i ritardi tipici del paese, ma se davvero vogliamo aprire una stagione diversa è necessario dare un segnale chiaro su questioni fondamentali come questa.

L’alloggio degli studenti rimane una priorità altissima, soprattutto dopo la pandemia. Quindi, dovrà continuare in modo innovativo lo sforzo nella direzione di trovare modalità sempre più estese di alloggio per studenti che provengono da altre città italiane o estere. Oltre a rinnovare e ad estendere esperienze di successo, come ad esempio quella, sviluppata congiuntamente al Comune di Bologna, per promuovere gli affitti brevi convenzionati per studentesse e studenti universitari fuori sede e a basso reddito, dobbiamo sperimentare anche nuove opportunità. Una di queste è certamente rappresentata dalle esperienze di co-housing, che non è un semplice condominio, ma un tipo di insediamento abitativo che consente la realizzazione di una “comunità intenzionale” attraverso la condivisione di spazi che generano connessioni ed esperienze. Sono opportunità concrete che consentono di garantire più accoglienza a costi minori e, dunque, sostenere un numero maggiore di ragazzi e ragazze nel loro percorso di studi.

 

b. Una, cento, mille opportunità per crescere

Le Università dovrebbero esistere per gli studenti, ma talvolta sembra che ce ne siamo dimenticati.

Dobbiamo liberare appieno le molte energie dei giovani, spingerli a essere più autonomi e responsabili nell’ideazione e nella gestione di nuove iniziative e a investire nelle competenze trasversali. È nostra responsabilità abbandonare un approccio paternalistico che prevede sempre una qualche forma di monitoraggio su ciò che viene fatto dalle associazioni studentesche e lasciarle più libere di esprimere idee e progettualità. È un errore che stiamo commettendo anche con la neonata Almae Matris Alumni e che dobbiamo correggere. Nei nostri Campus deve diventare normale imbattersi in laboratori sempre aperti, progetti di riqualificazione in chiave ecologica del territorio, iniziative culturali, concorsi per idee imprenditoriali, attività progettate e gestite dagli studenti, che arricchiscono le opportunità di crescita personale, ampliano le occasioni di sviluppo culturale e professionale e consentono di accedere a fondi altrimenti impossibili da mobilitare.

Un impegno diffuso, continuo e convinto in questa direzione porta all’identificazione di occasioni formative attraverso il confronto con realtà ed attività diverse. I nuovi lavori e l’evoluzione dei tradizionali nelle società contemporanee sono un incrocio di competenze che richiedono di sviluppare una chiara capacità di dialogare con mondi e pensieri diversi e dove gruppi e reti hanno sostituito singoli e gerarchie in modo diffuso, con un’assoluta rilevanza delle capacità espressive, relazionali, di soluzione dei problemi. La mobilità che caratterizza il mondo del lavoro richiede di allenarsi per tempo a saper prendere iniziative, gestire progetti e assumere decisioni ed è nostra responsabilità creare occasioni affinché ciò accada in aggiunta ai percorsi di apprendimento disciplinare. Dobbiamo quindi sviluppare ulteriormente i cosiddetti minor, la partecipazione a percorsi trasversali, il supporto ad esperienze di creazione di impresa nei diversi ambiti di studio e tutte quelle attività che aggiungono agli approfondimenti specialistici dei diversi corsi imprescindibili occasioni di contaminazione culturale e relazionale. È l’approccio che caratterizza da sempre il Collegio Superiore e che dobbiamo trasferire in tutte le nostre sedi.

Nel fare ciò è necessario riflettere sul fatto che, quando si parla di studenti universitari, abbiamo tipicamente come riferimento giovani che, usciti dalle scuole superiori, con un significativo investimento di tempo e di denaro, continuano il loro percorso di studi per entrare nel mondo del lavoro con maggiori qualifiche ed opportunità. Se però vogliamo davvero allargare il nostro sguardo per essere più inclusivi dobbiamo occuparci più seriamente degli studenti-lavoratori, immaginando percorsi specifici più flessibili degli attuali percorsi-lunghi, che riguardano solo i dipendenti a tempo indeterminato, e in grado di intercettare le esigenze di chi lavora senza per questo penalizzare gli studenti a tempo pieno. È uno sforzo che abbiamo messo in atto con successo con gli studenti-atleti e possiamo costruire su questa esperienza per essere ancora più inclusivi e capaci di dare risposta alle molte diverse esigenze che ancora non siamo stati in grado di soddisfare.

c. Imparare a costruire una società più solidale

Pensare solo al singolare sarebbe profondamente sbagliato in una società dove sono fortemente diminuite le occasioni istituzionali di ragionare in chiave di comunità per fare sì che il nostro agire abbia conseguenze positive non solo per noi, ma anche per il contesto in cui viviamo. Per questo è necessario confrontarsi con tutti in modo dialogico come valore distintivo di una comunità libera e consapevole.

Il divario di opportunità che caratterizza chi ha potuto studiare rispetto a chi non ne ha avuto la possibilità o non è riuscito a completare il proprio percorso è una realtà documentata da molti studi autorevoli. Non solo ci sono forti differenze di reddito, di opportunità occupazionali, di qualità del lavoro, ma anche di aspettativa di vita, di salute, di coinvolgimento attivo nella società, di autonomia di giudizio, di fruizione di molte occasioni di crescita personale, di equilibrio nei rapporti familiari. Sono aspetti che richiedono non solo di intervenire per offrire sempre più opportunità a tutti, ma invitano a trasmettere ai nostri studenti il senso di una permanenza in uno Studium generale che offra occasioni concrete per impegnarsi a favore degli altri. Oltre ad essere riconosciuti come laureati di una Università che forma ad alti livelli i propri studenti, se vogliamo dare un segnale forte della necessità di affrontare le disuguaglianze in modo solidale, dobbiamo avere il coraggio di sperimentare programmi ambiziosi, che vadano oltre l’acquisizione di competenze, per costruire un’identità distintiva, una sorta di ‘cittadinanza’, del laureato dell’Alma Mater.

Abbiamo già fatto qualche esperienza pilota di successo, per la risposta ampia e articolata di molte ragazze e molti ragazzi ad alcune iniziative dei nostri Green Office e della Fondazione Innovazione Urbana, legate ad interventi di diversa natura con un chiaro impatto sociale. Adesso dobbiamo aprire un nuovo canale di coinvolgimento diretto in progetti a vantaggio del territorio e di tutte le comunità in cui siamo inseriti prevedendo in tutti i percorsi formativi alcuni crediti riconosciuti legati a servizi con impatto sociale in cui trasferire ed applicare con generosità ciò che si apprende nelle aule e nei laboratori.

Sono attività che alcuni già fanno in modo autonomo, ma che dobbiamo moltiplicare nella quantità e nell’impatto. Accanto alla continuazione della generazione Erasmus, dobbiamo lanciare lo sviluppo delle nuove generazioni solidali che sviluppano consapevolezza della possibilità di fare la differenza in modi concreti e basati sulle competenze come risorsa da donare insieme al proprio tempo. La forte attenzione mondiale all’importanza di risolvere le molte criticità dei modelli di sviluppo che hanno caratterizzato il ventesimo secolo possono aiutarci a sostenere su larga scala programmi di questo tipo. Invece di lasciare ai bar e alle consegne a domicilio il compito di offrire opportunità di reddito per mantenersi agli studi, potremmo ampliare l’esenzione dalle tasse universitarie o offrire complementi di reddito a chi si impegna per gli altri. E per chi non ha queste necessità offrire a maggior ragione un’occasione di consapevolezza che porti ad un riconoscimento specifico nel proprio curriculum come momento di crescita personale ed anche di arricchimento del proprio profilo nel momento in cui si affronterà il mercato del lavoro. È un programma che ci consentirà anche una interazione più ampia con tutti i nostri territori e le molte realtà impegnate in questa direzione.

Un segnale forte, concreto e innovativo di come affermare una volta di più il nostro ruolo di Università pubblica al servizio del paese.