L'internazionalizzazione

Il nostro Ateneo è saldamente radicato nel contesto internazionale attraverso un insieme di attività istituzionali, di progetti di ricerca, di accordi didattici e di scambi di docenti e studenti attraverso diversi programmi. Abbiamo raggiunto grandi traguardi negli ambiti della mobilità internazionale e dell’internazionalizzazione dei corsi che offriamo nelle nostre sedi. Ora dobbiamo riconsiderare in modo strutturale la nostra presenza internazionale per essere in grado di giocare un ruolo da protagonisti e trasformarci da istituzione nazionale in istituzione globale. La nostra storia e la nostra reputazione sono una risorsa fondamentale da mettere a frutto.

a. L’attrattività internazionale e i nuovi servizi

Dopo avere attraversato una fase pionieristica con i primi programmi offerti in lingua inglese ed avere nel tempo rafforzato la nostra offerta formativa, dobbiamo aprire una nuova fase, nella quale gli sforzi siano concentrati in due direzioni: primo, migliorare l’attrattività degli studenti più qualificati e da paesi più competitivi; secondo, favorire la permanenza dei nostri laureati internazionali in Italia per potenziare le occasioni di sviluppo e di crescita di una società più aperta e multiculturale.

Per muoverci coerentemente dobbiamo lavorare allo sviluppo di iniziative di orientamento in ingresso specificamente progettate per diverse aree e diversi profili di studenti, sviluppare programmi con le nostre città per anticipare le esigenze logistiche e di accoglienza degli studenti internazionali, costruire servizi ad hoc per favorirne l’integrazione nell’intero Ateneo oltre che nei singoli corsi di studio. Trovare le risorse non è mai facile, ma in questo caso può essere opportuno discutere anche delle politiche di tassazione, per evitare di confondere la giusta sussidiarietà dei capaci e meritevoli legata alle risorse del FFO con politiche indirette di cooperazione allo sviluppo realizzate attraverso la fiscalità generale.

Molte delle attività che ci hanno permesso di crescere sul fronte internazionale sono fortemente legate ai corsi e alle attività didattiche. La distinzione tra le responsabilità amministrative e le procedure separate di allocazione e gestione delle risorse è stata a lungo giustificata dalla portata limitata degli interventi e da una certa specificità degli strumenti. Con lo sviluppo e la diffusione dei programmi ciò ha finito per creare spesso appesantimenti e una frammentazione delle risorse che porta ad una gestione inefficiente di molti processi e ad un aggravio amministrativo non necessario.

Abbiamo l’opportunità per ripensare diversi processi e di sfruttare molte occasioni di semplificazione che ci possono consentire un migliore utilizzo delle risorse disponibili e del tempo di tutti, per poter dedicare così le competenze tecnico-amministrative disponibili a fare crescere ulteriormente la presenza della nostra Università nel mondo.

b. Le reti internazionali e i visiting professor

L’Unione Europea ha lanciato negli ultimi anni iniziative volte a favorire la costituzione di reti permanenti tra le Università di diversi paesi su cui innestare programmi specifici di collaborazione, scambio, formazione e ricerca. È una tendenza che continuerà a svilupparsi secondo quanto previsto dagli impegni della Commissione ed è un approccio che richiede un nuovo modo di lavorare con i partner e dentro l’Ateneo. L’esperienza di UNA Europa ci sta consentendo di muovere i primi passi in questo senso e di capirne limiti e vantaggi, per il potenziamento delle attività già in essere e la creazione di nuove opportunità. È una strada sulla quale continuare ad investire, per essere presenti in modo radicato ed autorevole in Europa, fare tesoro di queste prime esperienze e trovare la migliore strutturazione dei gruppi di lavoro dedicati in modo che possano essere pienamente integrati nelle attività dei Campus, dei Dipartimenti e delle Scuole. Integrare l’ordinario con le opportunità di sperimentazione e i nuovi programmi non è mai facile, ma è ciò che dobbiamo fare per cogliere fino in fondo le opportunità legate a queste esperienze.

Tutti i processi e programmi di internazionalizzazione sono basati sull’integrazione di docenti o studenti stranieri con studenti e docenti italiani. L’attrattività di colleghi stranieri nelle procedure concorsuali è abbastanza bassa, certamente per motivi economici, ma anche per l’inadeguatezza di alcuni aspetti delle nostre procedure di reclutamento. Per queste ragioni abbiamo sostanzialmente limitato le nostre opportunità a chiamate dirette o ad incentivi legati a vincitori di bandi ERC. Possiamo ulteriormente investire in questa direzione rivedendo alcune specificità dei nostri regolamenti e basandoci sull’esperienza di altri Atenei italiani. Possiamo anche potenziare il ricorso ai visiting professors purché sia sempre guidato dalla qualità dei docenti, ma anche in questo caso occorre disegnare un percorso ispirato a semplicità operativa da parte dei Dipartimenti, a flessibilità nell’attivazione, all’attrattività verso colleghi internazionali. Uno sforzo esplicito in questa direzione potrà essere anche molto utile per i processi di accreditamento internazionale e richiederà la disponibilità di servizi di supporto dei docenti nel momento del loro trasferimento temporaneo o definitivo, per aiutarli in tutte le procedure necessarie ad una loro piena integrazione ed operatività.

 

c. La presenza interazionale e i programmi di cooperazione

La nostra Università ha una lunga storia di presenza internazionale. Siamo da tempo tra gli Atenei più coinvolti negli scambi internazionali e, per questo, dobbiamo sostenere con forza la necessità di ampliare il numero di studenti che possono accedere a queste possibilità. Nonostante i molti sforzi che nel tempo hanno portato ad aumentare le sedi con cui abbiamo accordi di scambio in tutto il mondo, esiste un problema specifico di risorse insufficienti a rendere sostenibili questi percorsi, e tanti sono per questo costretti a rinunciare. Questo è certamente un ambito su cui indirizzare l’attenzione di tutti per recuperare più risorse e lavorare per una maggiore inclusività nella partecipazione.

Abbiamo anche una esperienza di presenza all’estero, partita con la sede di Buenos Aires, ampliata con la collaborazione con la Tongji University sfociata nel programma Almatong, e recentemente arricchita dalla disponibilità di una sede a New York condivisa con altri Atenei italiani. Lo sviluppo di queste iniziative fa parte della naturale continuazione delle nostre attività ordinarie, ma deve consentirci di rimanere aperti a nuove opportunità di collaborazione istituzionale su larga scala, che seguano i recenti sviluppi di alcune attività di cooperazione allo sviluppo.

Un ambito particolarmente promettente è ciò che anche l’Unione Europea ha cominciato a promuovere nel quadro dei programmi di cooperazione internazionale, coinvolgendo direttamente le Università dei paesi membri in iniziative di capacity building in paesi in via di sviluppo. Si tratta di un’evoluzione dei progetti unilaterali di scambio di docenza e di periodi più o meno lunghi di visiting, orientati alla vera e propria costituzione di nuove Università attraverso il contributo diretto di partner locali e grandi istituzioni internazionali in cui gli Atenei sono chiamati a giocare un ruolo attivo di condivisione delle proprie esperienze. Per parafrasare un famoso proverbio, si tratta di insegnare a pescare invece di offrire pesci.

Questi programmi possono essere una occasione importante per condividere le nostre buone pratiche, sviluppare relazioni di alto profilo, offrire occasioni concrete di sviluppo al personale tecnico-amministrativo e opportunità di crescita per docenti e studenti. Porsi come una grande istituzione pubblica di cultura e ricerca significa giocare un ruolo da protagonista in questi percorsi, per promuovere il nostro modello di formazione inclusiva e il valore della libertà di insegnamento e ricerca.