La didattica

Questo anno di pandemia ci lascia come eredità positiva una rinnovata attenzione alla didattica. Consapevolezza e attenzione alle diverse modalità di insegnamento sono aspetti rilevanti su cui costruire il ritorno ad un’Università in presenza, incentrata sull’incontro, il confronto e le relazioni interpersonali. Abbiamo infatti toccato con mano ciò che per troppo tempo abbiamo forse dato per scontato: l’importanza della comunicazione, della vicinanza fisica come momento fondativo, parte integrante dei percorsi formativi e di crescita individuale e collettiva. Facciamo tesoro dell’esperienza per utilizzare quanto abbiamo appreso e per migliorarci, ma saremo un’Università solo se torneremo a richiedere e sostenere con determinazione la presenza dei nostri studenti.

a. La progettazione, l’organizzazione, il monitoraggio e la valorizzazione della didattica

Occuparsi di didattica non significa solo “governare il processo” ma mettere al centro una riflessione sulla funzione educativa in termini di risultati di apprendimento, conoscenze/competenze e modelli di insegnamento. Passiamo più tempo a scrivere rapporti e a rispettare le scadenze del sistema di controllo della qualità della didattica di quello che dedichiamo alla sua progettazione, alla sua realizzazione, nonché alla valutazione formativa. Abbiamo bisogno di trovare una più equilibrata mediazione tra processo e risultati, tra forma e sostanza del percorso educativo. Dobbiamo invertire subito la rotta distinguendo la didattica formativa dall’amministrazione della didattica, preservando e valorizzando le differenze disciplinari, che spesso implicano differenze nelle modalità di organizzazione. La revisione dei Corsi di Studio deve essere allineata al mandato dei Coordinatori, e il monitoraggio annuale semplificato, per spostare l’attenzione sul riesame e sulla riflessione che da esso scaturisce per trovare una condivisione allargata. La rendicontazione e la documentazione, che portano con sé nuova burocrazia e nuove procedure, non devono avere il sopravvento ma dare fiducia alle nostre interazioni e restituire valore ai momenti di dialogo e di confronto, come i Consigli di Corso di Studio, che devono recuperare un ruolo nevralgico. Ciò deve essere collegato ad una effettiva disponibilità di risorse e di orientamento dei processi. Il lavoro amministrativo deve essere responsabilità dei Program Coordinator e dei Manager didattici, mentre le Coordinatrici e i Coordinatori devono avere risorse e strumenti per focalizzarsi sugli aspetti di natura culturale. Potremo così più facilmente individuare le modalità migliori per valorizzare pienamente l’impegno di tutte e tutti noi nella didattica in tutte le sue forme, dalle lezioni, alle esercitazioni, gli esami, le tesi, i seminari e in tutte le diverse attività che ci coinvolgono per sostenere le nostre studentesse e i nostri studenti.

b. L’innovazione didattica e la formazione dei docenti

In questi anni, grazie al lavoro sinergico di docenti e tecnici amministrativi, sono state avviate iniziative di formazione diffuse relative all’ambito metodologico e tecnologico. Dobbiamo proseguire in questa direzione potenziando ed istituzionalizzando azioni orientate alla costruzione di centri di eccellenza per la didattica, sulla scia del dibattito internazionale, che mettano a disposizione strumenti, servizi di formazione e ricerca a vantaggio delle diverse discipline. Tre, in sintesi, gli obiettivi: la costituzione di un presidio culturale per la formazione dell’intero corpo docente, a partire dai neo-assunti, attraverso il confronto interdisciplinare; la partecipazione alle reti e iniziative condivise con altri Atenei per un rafforzamento di un sistema di formazione dei docenti universitari a livello nazionale; il supporto all’innovazione didattica, anche con le  nuove tecnologie e gli strumenti disponibili, per un sostegno significativo dei docenti alla realizzazione e valutazione dei corsi.

c. L’offerta formativa e la formazione permanente

Negli ultimi anni il numero degli studenti è cresciuto anche grazie alla partenza di nuovi programmi, al potenziamento di molte iniziative in lingua inglese e ai nuovi investimenti nelle lauree professionalizzanti. È nostra precisa responsabilità fare tutto ciò che possiamo per garantire ad un numero sempre maggiore di studentesse e studenti di completare un ciclo di formazione terziaria, visti i bassi numeri di laureati che caratterizzano il nostro paese. Per questo dobbiamo incentivare una valutazione attenta dei corsi per consentire una migliore allocazione delle risorse, potenziando i programmi in essere piuttosto che continuare ad allargare l’offerta formativa, preservando e valorizzando tutti i percorsi culturali che costituiscono la ricchezza e la specificità del nostro essere un grande Ateneo pubblico generalista. Non si tratta di smettere di sperimentare ma di dosare le risorse per rafforzare e rendere sempre più sostenibile la crescita degli iscritti in tutte le nostre sedi. La natura del lavoro e le modalità di sviluppo delle carriere sono cambiate strutturalmente in molti ambiti. Il ciclo che prevedeva un momento per studiare e formarsi ed uno per lavorare e crescere professionalmente è diventato sempre di più un percorso continuo che coniuga aggiornamento professionale e nuove opportunità di carriera. La nostra offerta formativa dedicata al post lauream e alla formazione permanente è ancora frammentata e poco sviluppata, soprattutto nelle aree di ricerca emergenti che richiedono approcci trasversali. Tuttavia, si presenta come grande opportunità per allargare la platea dei nostri studenti, per costruire occasioni di sviluppo per i docenti e il personale tecnico-amministrativo, per sviluppare relazioni istituzionali con il territorio. Dobbiamo lavorare per sistematizzare questi sforzi come una parte integrante delle nostre attività didattiche e formative.