La Medicina universitaria

La nostra medicina universitaria è un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale in tutte le sue tre missioni: ricerca, didattica ed assistenza clinica. Durante questo anno di pandemia ha confermato la propria forza dando un contributo fondamentale a gestire l’emergenza con l’autorevolezza della conoscenza, con la generosità ed i sacrifici del quotidiano. Per questo la nostra autonomia è fondamentale e deve essere sempre il punto di riferimento, nella collaborazione con la Regione, con le Aziende Ospedaliere e con il Ministero della Salute e nello svolgimento delle attività di tutti i giorni. Il mio impegno come Rettore è di garantire sempre questa autonomia e lavorare con l’intera classe medica universitaria in modo partecipato e trasparente.

a. Le regole e l’organizzazione

Porsi obiettivi ambiziosi è nel nostro DNA, ma dobbiamo farlo creando le giuste condizioni. Tra il 2015 e il 2017 il gruppo di lavoro che ho coordinato ha curato la stesura e l’approvazione del Protocollo di Intesa con la Regione Emilia-Romagna e l’Accordo Attuativo con la nostra Azienda Ospedaliera Universitaria. In tanti ne avevano parlato in passato, ma senza approdare ad un risultato, mentre insieme ci siamo riusciti. Nonostante questo grande sforzo da parte di tanti e la proficua collaborazione instaurata con la Regione e tutte le Aziende coinvolte, molto deve ancora essere messo in pratica. È urgente e prioritario farlo per f affrontare concretamente il grave problema dell’equilibrio tra didattica, ricerca ed attività assistenziale. Ciò ci consentirà anche di mantenere un costante equo bilanciamento tra le attività proprie degli IRCSS e le esigenze intrinseche dell’Università, che è fondamentale per essere preparati a stabilire un confronto paritario nello sviluppo territoriale, per stabilire limiti, confini e reali opportunità. La piena attuazione di quanto previsto nel Protocollo e nell’Accordo attuativo è una base di partenza fondamentale per affrontare e risolvere le criticità del coinvolgimento del Personale Tecnico-Amministrativo in attività non universitarie ed eliminare le disparità di trattamento economico ancora talvolta esistenti rispetto alla componente ospedaliera.

Occuparsi degli assetti complessivi di funzionamento richiede di prestare attenzione anche al nostro interno. La medicina universitaria ha subito, come tutto l’Ateneo, una progressiva centralizzazione amministrativa di molte attività. È aumentato il carico di lavoro del corpo docente su attività che non gli competono e le responsabilità del personale tecnico-amministrativo sono state frammentate. Tutto ciò ha creato un senso generale di insoddisfazione, nonostante il grande impegno quotidiano di tutti, in primo luogo delle stesse persone che ogni giorno cercano di far funzionare questa nuova organizzazione. È urgente e necessario intervenire restituendo ai Dipartimenti le risorse amministrative necessarie a sostenere i docenti nelle loro attività quotidiane, usando le competenze centralizzate per sviluppare un supporto tecnico di alta professionalità indispensabile per sostenere il Rettore e i Dipartimenti nelle relazioni con tutti i nostri interlocutori sul territorio e con il Ministero della Salute.

b. La didattica e la presenza nelle diverse sedi

La partenza dei due nuovi corsi di studio a Forlì e a Ravenna si aggiunge al percorso tradizionale a Bologna, all’approssimarsi dei primi laureati del percorso internazionale e all’impegno nelle lauree abilitanti per le professioni sanitarie. Le Scuole di Specialità sono cresciute e devono confrontarsi con le opportunità di integrazione delle nuove sedi in cui siamo presenti. L’impegno didattico è gravoso e destinato a crescere, deve essere pertanto pienamente riconosciuto e reso compatibile con la ricerca e l’assistenza clinica.

La presenza della Scuola è fondamentale per garantire il pieno coordinamento di tutti i programmi didattici ed avere un punto di riferimento chiaro. Abbiamo la necessità di investire in nuove tecnologie a supporto della didattica e in programmi dedicati ai docenti, strutture e spazi per gli studenti. La presenza in nuove sedi richiede attenzione per l’organizzazione dei tirocini e per il coordinamento della didattica con lo sviluppo della medicina sul territorio. Dovremo inoltre prestare un’attenzione particolare al grande numero di specializzandi e specializzande, lavorando con le Aziende per predisporre locali e servizi adeguati e con il territorio per sostenerne le esigenze abitative e di mobilità di chi è inserito nelle reti formative in Romagna.

L’esperienza pluriennale che ci caratterizza può aiutarci a concentrare le risorse nello sviluppo dei prossimi anni considerando le diverse specificità disciplinari. Dovremo fare una riflessione sull’utilizzo degli strumenti per la didattica a distanza per conciliare una capillare presenza sul territorio in percorsi formativi molto diversi tra loro, con l’onerosa mobilità richiesta a molti docenti soprattutto di area preclinica e le esigenze di molti studenti-lavoratori nelle lauree professionalizzanti. È nostra responsabilità assicurarci che in tutte le sedi siamo presenti in modo ugualmente qualificato e che, soprattutto in ambito clinico, sia garantita la naturale integrazione tra assistenza e ricerca per tenere alti gli standard di formazione dei nostri studenti. Dovremo restare sempre aperti alle positive interrelazioni con il contesto ospedaliero, fissando chiaramente principi di selezione delle risorse legate al merito e sfuggendo alla tentazione di soluzioni più semplici come, ad esempio, l’uso dello straordinariato per l’ingresso nei ruoli universitari. Questo è un aspetto fondamentale per offrire le giuste opportunità a molte colleghe e molti colleghi che hanno scelto con convinzione la carriera universitaria e che, grazie ai risultati raggiungi, guardano con interesse ad un impegno presso le nuove sedi. È anche un approccio necessario a creare le condizioni per continuare ad essere attrattivi per portare sempre più studenti e studentesse di alto profilo, non solo nei nostri corsi, ma verso la carriera universitaria. È un tema cruciale per il nostro futuro, comune ad altre discipline, ma particolarmente rilevante in ambito medico, a cui destinare risorse ed attenzione.

c. L’IRCCS AOU, la ricerca e la Torre Biomedica

La partenza dell’IRCCS AOU rappresenta una opportunità unica per la nostra comunità accademica. La possibilità di accedere a nuove forme di finanziamento, e di misurarci con l’eccellenza nazionale in una franca competizione di qualità dovrà essere uno stimolo per tutti. Lo sviluppo dell’IRCCS dovrà prevedere una riorganizzazione delle strutture di supporto alla ricerca, affinché siano disponibili per tutti. Deve essere anche una opportunità di crescita e stimolo per gli altri due IRCCS bolognesi, perché si possa perseguire con convinzione e impegno una maggior opportunità di integrazione e crescita tra i gruppi di ricerca, con la massima inclusività delle diverse discipline cliniche, precliniche e di base, convenzionate e non convenzionate.

I Gruppi Tematici di Ateneo Health e e-Health ed il coinvolgimento di risorse qualificate in ARIC hanno brillantemente promosso lo sviluppo di grandi progetti di ricerca in area medica. Dobbiamo continuare in questa direzione, allargando la partecipazione, mantenendo una forte impronta interdisciplinare ed aprendo nuove opportunità con altri canali di finanziamento. È fondamentale garantire un equilibrato sviluppo della ricerca di base e dei piccoli laboratori con finanziamenti dedicati ed un’attenzione specifica alla gestione degli stabulari. Vanno infine individuate regole agili per la gestione di borse di studio provenienti da enti finanziatori di ambito medico.

Un aspetto fondamentale per fare un ulteriore passo avanti è legato ad investimenti specifici su risorse comuni di alto profilo che forniscano la dotazione infrastrutturale necessaria per competere alla pari a livello internazionale. Siamo in un territorio che vuole essere un punto di riferimento mondiale sui Big Data e sarà importante finalizzare i molti progetti legati alla costruzione di un sistema metropolitano avanzato di gestione delle biobanche e dei campioni biologici.

Dovremo portare a termine l’ambizioso progetto che abbiamo chiamato Torre Biomedica avendo cura di separare il progetto di una core facility di livello internazionale dalle esigenze di miglioramento delle condizioni di lavoro di molti gruppi di area preclinica. Sarà importante costruire su quanto realizzato fino ad ora e lavorare ulteriormente sugli spazi necessari per i laboratori, gli uffici e i luoghi di aggregazione ad essi collegati, gli uffici e i laboratori specializzati per molti gruppi biomedici, attraverso soluzioni architettoniche all’avanguardia che favoriscano l’incontro, lo scambio e l’interazione.

Per questo dovremo prendere ad esempio quanto già accade in realtà analoghe e dare spazio alla forte professionalizzazione dei servizi per garantire l’efficienza operativa necessaria a valorizzare i nuovi investimenti, accompagnandolo ad un reclutamento dedicato di nuovo personale tecnico e di occasioni di crescita per quanti già operano nelle strutture. In questo percorso dovremo allargare i nostri orizzonti cercando di capire come includere anche discipline non mediche che sono sempre più fondamentali per competere a livello internazionale.

Dovremo infine coordinare gli sviluppi dei tre IRCSS bolognesi e delle loro infrastrutture per evitare duplicazioni, costruire ponti e occasioni di sviluppo culturale e professionale tra le diverse comunità che vivranno i diversi spazi.