La ricerca

Questo anno di pandemia ci lascia come eredità positiva una rinnovata attenzione alla didattica. Consapevolezza e attenzione alle diverse modalità di insegnamento sono aspetti rilevanti su cui costruire il ritorno ad un’Università in presenza, incentrata sull’incontro, il confronto e le relazioni interpersonali. Abbiamo infatti toccato con mano ciò che per troppo tempo abbiamo forse dato per scontato: l’importanza della comunicazione, della vicinanza fisica come momento fondativo, parte integrante dei percorsi formativi e di crescita individuale e collettiva. Facciamo tesoro dell’esperienza per utilizzare quanto abbiamo appreso e per migliorarci, ma saremo un’Università solo se torneremo a richiedere e sostenere con determinazione la presenza dei nostri studenti.

a. La ricerca di base e le grandi infrastrutture di ricerca

Molte discipline fanno fatica a trovare risorse per le proprie ricerche perché si occupano di temi lontani dall’attenzione pubblica e sono, per questo, poco finanziati. I fondi necessari non sono particolarmente rilevanti e anche cifre apparentemente contenute possono fare la differenza. A livello nazionale è fondamentale sostenere la necessità di destinare dotazioni a questo tipo di attività e di regolarizzare gli strumenti previsti a partire dai progetti PRIN. Al nostro interno è opportuno lavorare su continuità, flessibilità di programmazione e nuovi strumenti.

In primo luogo, dobbiamo regolarizzare la disponibilità di risorse per la ricerca di base prevedendo un piano sul modello dei bandi AlmaIdea con una cadenza biennale lungo tutto il mandato. Possiamo cercare collaborazioni concrete con le istituzioni regionali per costituire un Fondo per la ricerca di base, con dotazione pari a 3 milioni di euro, finanziati per un terzo dall’Ateneo e per due terzi da istituzioni regionali in grado di offrire ogni due anni l’opportunità di sostenere dai 100 ai 300 progetti a seconda dei diversi ambiti disciplinari.

In secondo luogo, dobbiamo rendere più flessibile la gestione del BIR all’interno dei Dipartimenti e adottare un orizzonte pluriennale nell’allocazione dei fondi. Le dotazioni previste annualmente sono sostanzialmente stabili e potremmo prevedere una capacità di programmazione pluriennale come quella sperimentata con i progetti di eccellenza. Ciò consentirebbe ai singoli Dipartimenti di sviluppare iniziative specifiche secondo le diverse esigenze disciplinari.

Possiamo infine rivedere alcuni degli strumenti generali di Ateneo. Così come accade in altri Atenei nel mondo, per esempio, potremmo cercare nei fondi destinati al tutorato per la didattica le risorse integrative necessarie ad aumentare il numero di borse di dottorato e contestualmente inserire all’interno di ogni percorso di dottorato sostenuto con una borsa un certo numero di ore da destinare ogni anno ad attività di tutorato. Avremo così più risorse per i nostri giovani, aumenteremo il servizio agli studenti con il tutorato, renderemo trasparente quanto già accade in modo informale, trasformeremo una pratica informale in un elemento di arricchimento non solo curriculare. Altri esempi possono riguardare la convegnistica, le risorse per il funzionamento dei piccoli laboratori, la costruzione di reti per la preparazione di progetti internazionali e molti altri ancora, che sarà importante sviluppare con il contributo delle diverse aree disciplinari.

Le grandi infrastrutture di ricerca devono costituire, come già indicato nella sezione sulle risorse straordinarie, un obiettivo ambizioso ed articolato in persone, luoghi e strumenti per colmare un gap significativo maturato in molti campi rispetto ad altre realtà internazionali di eccellenza. Ciò è fondamentale per dotarci delle risorse necessarie a progetti di ricerca di grande scala, per favorire il lavoro congiunto di più gruppi di ricerca, per attirare nuovi docenti e ricercatori, per creare opportunità professionali di alto livello per il personale tecnico, per esporre gli studenti a contesti avanzati in cui rafforzare le proprie competenze.

Ci sono alcuni ambiti, come quello medico, che possono consentire di creare piattaforme aperte a molte altre discipline e in grado di generare risorse significative nel tempo, con cui sostenere diversi tipi di attività. Dobbiamo muoverci in una logica di reti ampie e condivise, per fare leva sugli investimenti già previsti a livello regionale nei Big Data, nella capacità di calcolo, in diverse strutture finalizzate all’interazione con la componente industriale, integrandoli e usandoli come moltiplicatori. Per questo è importante sviluppare forti sinergie con gli Enti di Ricerca e favorire una collaborazione strutturata e quotidiana che vada oltre i grandi accordi e consenta una reale attivazione delle reti multidisciplinari per aumentare la competitività complessiva nei confronti degli altri paesi.

Questo tipo di approccio va applicato anche al nostro grande patrimonio culturale, che coinvolge i molti fondi ed archivi presenti in Ateneo, il Sistema Museale e le diverse strutture a carattere storico ed artistico, come indicato anche nella parte relativa al Multicampus e ai territori. Una gestione integrata di questi diversi elementi può garantire a molte discipline una concreta possibilità di recuperare risorse ed opportunità.

Dobbiamo infine ampliare la partecipazione di tutti noi. I canali di finanziamento sono molteplici e si può cominciare da programmi più semplici e meno competitivi, per allenare tanti a potersi poi cimentare in ambiti più impegnativi. Possiamo fare un salto in avanti nei progetti ERC, cercando di sviluppare internamente quanto serve per proporre progetti vincenti, come fanno molte altre università.

b. Il rapporto con le imprese, la ricerca industriale e la Terza Missione

La Regione Emilia-Romagna è tra le più innovative d’Europa grazie al sistema pubblico della ricerca in cui noi giochiamo un ruolo centrale, ma anche grazie ad un tessuto industriale ricco e variegato. Nel corso di molti anni abbiamo rinforzato le nostre relazioni in molti settori, dall’alimentare alla meccanica, dall’automotive alle industrie culturali e creative. Lo abbiamo fatto attraverso diversi strumenti che spaziano dalle partecipate di Ateneo, ai CIRI, al coinvolgimento in progetti speciali, agli accordi quadro e alle collaborazioni attivate da strutture e gruppi di ricerca. Sono percorsi ed esperienze ad ampio spettro e con valenza Multicampus, da coltivare e continuare a potenziare, per favorire uno scambio sempre più proficuo a vantaggio di molte nostre comunità e come occasione per costruire opportunità per i nostri studenti. Per quanto riguarda in particolare la ricerca industriale, abbiamo l’opportunità di valorizzare gli investimenti che, fino ad ora, si sono principalmente orientati in un orizzonte regionale e nazionale, in una prospettiva europea. Il nuovo ruolo attribuito da Horizon Europe allo European Innovation Council e l’approccio cosiddetto mission oriented offe occasioni concrete di agire come punto di collegamento tra le nostre diverse discipline, il contesto economico e quello industriale, per affrontare in modo interdisciplinare ed integrato le grandi sfide dei prossimi anni. Molte risorse all’interno del PNRR saranno indirizzate su assi industriali con cui abbiamo sviluppato relazioni che saranno fondamentali per partecipare ai progetti che partiranno. Come abbiamo già fatto in passato nei precedenti programmi europei, possiamo essere l’anello di congiunzione tra la ricerca e l’industria, offrendo a molte realtà di piccole e medie dimensioni un’occasione di partecipazione allo sviluppo di progetti innovativi che, altrimenti, rischierebbero di rimanere appannaggio solo di grandi realtà. Questi sono ambiti dove è naturale affiancare alle attività di ricerca alcune tipologie di attività inserite nella Terza Missione, come i contratti con le imprese, le attività di brevettazione e il supporto alla creazione di nuove imprese. Sono tutti contesti in cui siamo attivi da tempo, in cui possiamo e dobbiamo continuare ad investire e a migliorare, evitando di trasformare delle opportunità in rigidità, come accade purtroppo al momento con alcune regole applicate nei nostri contratti. Non è difficile intervenire, basta fondare la nostra azione sull’evidenza scientifica di molti studi sulle attività di trasferimento tecnologico e prediligere l’ampiezza e la ricchezza delle opportunità alla rigidità delle procedure.

Non dobbiamo fare l’errore, tuttavia, di dimenticarci delle molte ed essenziali attività di divulgazione, anche con risorse dedicate, della conoscenza e della nostra cultura universitaria che vanno dal coinvolgimento delle scuole e della società, alla fruizione del nostro patrimonio artistico-culturale di cui ho parlato in altre parti del programma, alle diverse forme di comunicazione delle nostre ricerche che offrono molte opportunità di sviluppo a supporto di tutta la comunità. Se liberiamo il nostro tempo da molte attività inutili, potremo occuparci con maggiore entusiasmo e passione ad aumentare l’impatto della nostra presenza su tutti i territori. Non servono regole e procedure complesse alle quali attenersi, ma la fiducia nell’iniziativa di tutti noi e delle molte associazioni che con generosità dedicano tempo e risorse a vantaggio di tanti.

c. Supporto alla ricerca e processi di valutazione

Come indicato nella parte di programma relativa alla nostra organizzazione interna, il recupero del nostro tempo per la ricerca, per fare network, terza missione e tutte le attività collegate richiede una forte attenzione alla semplificazione di molti processi e la capacità di allocare in modo più razionale le risorse. Molti ambiti disciplinari soffrono di una cronica mancanza di Personale Tecnico, che deve essere affrontata in modo strutturale. Il progressivo incremento del volume di progetti gestiti da molti Dipartimenti non è stato accompagnato da adeguate dotazioni di personale amministrativo, con un incremento degli straordinari e dell’impegno richiesto ai docenti. Anche in questo caso, un ribilanciamento delle risorse tra centro e periferia appare essenziale per la qualità del lavoro quotidiano e per restare competitivi a livello internazionale. In questo contesto è prioritario rilanciare il ruolo di ARIC e ARTEC, per fare tesoro dell’esperienza maturata in questi anni e consentire una nuova stagione che ci aiuti a rendere disponibili un maggior numero di servizi a vantaggio di una platea sempre crescente di docenti e ricercatori, che vada oltre i grandi progetti internazionali e aiuti tutti a sentirsi supportati nella raccolta di risorse per la ricerca. Sarà anche importante far crescere al nostro interno le competenze e i profili capaci in futuro di accedere ai molti programmi di eccellenza, per non basarsi solo sull’acquisizione dall’esterno dei talenti, come accade già in altri Atenei con cui ci confrontiamo. Dovremo, infine, assicurarci che la nostra organizzazione interna dedicata ai vari momenti della creazione e trasferimento della conoscenza favorisca una forte integrazione dei vari momenti ed eviti una frammentazione di responsabilità e ruoli che rischia di non essere compatibile con le esigenze interne ed esterne.

Un altro aspetto a cui dedichiamo troppo tempo è tutto ciò che è legato alle attività di valutazione della ricerca. Siamo stati anche qui dei pionieri, con la costituzione dell’Osservatorio della Ricerca, poi diventato Commissione VRA. Nel tempo, tuttavia, abbiamo perso una spinta innovativa e ci siamo molto concentrati sul processo, aumentando la burocrazia e perdendo di vista la sostanza.

È importante dedicare particolare attenzione a questi ambiti, tenendo fermi alcuni principi fondamentali. Primo, dobbiamo confrontarci con l’esterno prima che tra di noi e affrontare concretamente il tema delicato degli approcci multidisciplinari. Secondo, dobbiamo chiarire a che cosa servono questi confronti, a quali processi distributivi si applicano e come, per evitare di dedicare tantissimo tempo ad attività che allocano poco o niente, e riconoscere che la ricerca richiede tempo anche molto lungo per avere un impatto. Infine, dobbiamo realmente lavorare in modo integrato sui dati disponibili evitando di richiederli tutte le volte e portando nel concreto la società dei Big Data per risparmiare tempo per tutti.