Noi e il nostro modo di lavorare

La Riforma Gelmini, e il modo in cui è stata applicata, ha progressivamente indebolito la politica accademica e aumentato gli adempimenti amministrativi non necessari. Le conseguenze per l’ intero Ateneo, le strutture e i singoli docenti sono rilevanti e, per questo, bisogna cambiare rotta con decisione. Si tratta di ripensare la piena partecipazione di tutti i Dipartimenti ai processi decisionali e deliberativi, il livello di centralizzazione dell’azione amministrativa, l’equilibrio tra servizi centrali e strutture nell’allocazione delle risorse . Docenti e ricercatori hanno bisogno di recuperare il tempo usato per attività che non competono loro e il personale tecnico-amministrativo deve essere messo nella condizione di valorizzare le proprie competenze a vantaggio di tutti. Per fare questo è necessario intervenire su diversi fronti

a. Un nuovo Governo dell’Ateneo

Per risolvere i problemi di coinvolgimento, rappresentanza e recupero del ruolo della politica accademica bisogna cominciare ad intervenire in maniera selettiva su alcuni aspetti statutari. Il Consiglio di Amministrazione deve tornare ad essere in modo chiaro e trasparente il luogo delle rappresentanze prevedendo l’elezione diretta dei suoi membri e la partecipazione del personale tecnico-amministrativo. Il Rettore non deve temere la vivacità della comunità universitaria ed essere in grado di governare sostenuto da una discussione critica che aiuta sempre a rendere più ricche ed articolate le decisioni.

Il Senato deve essere il luogo di formazione delle decisioni, con meccanismi chiari che consentano il coinvolgimento dei Direttori di Dipartimento come cariche elette di riferimento delle strutture di primo livello e i Presidenti di Campus come cariche elette delle strutture che caratterizzano il nostro modello Multicampus.

Le Commissioni Istruttorie devono assumere valenza statutaria, recuperando il ruolo formale di costruzione delle proposte e di revisione dei processi.

I Campus devono recuperare l’autonomia necessaria a orientare l’azione accademica nei singoli territori, con una più incisiva attribuzione di poteri e responsabilità ai Presidenti e al Consiglio di Campus ed una composizione più snella ed efficace di quest’ultimo. Non serve un Prorettore alla Romagna, ma abbiamo bisogno di quattro Presidenti forti.

I Dipartimenti devono essere messi in condizione di coordinare attraverso le Scuole, se lo ritengono utile e funzionale, le attività didattiche, attribuendo alle stesse risorse e responsabilità: occorre superare la necessità di modelli uguali per tutti e concentrare l’attenzione su ciò che è più funzionale all’organizzazione della didattica.

Si tratta di pochi interventi mirati che non richiedono alcuna interlocuzione con il Ministero.

Qualora decidessimo di intervenire anche sulla composizione del Senato abbiamo tutto ciò che ci serve per procedere a una modifica statutaria facendo valere la specificità del nostro modello Multi-Campus come previsto dall’Art.1 della Legge 240 (che non abbiamo mai utilizzato).

b. Una nuova organizzazione dell’Ateneo

L’approccio di centralizzazione delle risorse e di creazione di grandi strutture di servizio generale deve essere cambiato.

È necessario ridefinire il bilanciamento delle risorse e privilegiare la presenza delle responsabilità nelle strutture, accompagnata da una dotazione di personale con profili di competenza adeguati. Le responsabilità amministrative devono essere coerenti con le caratteristiche delle strutture e direttamente collegate alle cariche accademiche elettive, con una revisione degli accorpamenti dei Campus e l’attribuzione chiara ad ogni Dipartimento delle figure necessarie.

La regolamentazione interna deve essere formalmente sottoposta ad una revisione strutturale, per accompagnare una nuova organizzazione guidata da una carta dei servizi disegnata sulle esigenze degli utenti interni ed esterni.

Tutto il personale deve essere messo in condizione di crescere attraverso interventi formativi di carattere generale, come ad esempio l’acquisizione e il perfezionamento delle competenze linguistiche, e di carattere più specialistico a seconda delle attività svolte.

Un’organizzazione per obiettivi e non per mansioni è indispensabile per recepire davvero le innovazioni richieste dall’introduzione di nuove opportunità finalizzate a migliorare la conciliazione tra vita lavorativa e vita personale.

c. Un piano concreto di semplificazione diffusa

Il terzo insieme di azioni deve intervenire sugli aspetti più pratici ed operativi di tutte le nostre attività. Dovrà necessariamente seguire il rinnovamento dei modelli decisionali e quello delle strutture organizzative, perché senza questi cambiamenti non potrà mai essere incisivo.

L’obiettivo è semplice: ridurre lo spreco di risorse prodotto dall’applicazione di regole e procedure non necessarie. Il punto di partenza è altrettanto semplice: la risorsa più importante è il tempo delle persone, perché è irriproducibile. Così come è stato introdotto il cosiddetto “whistleblower” per segnalare possibili irregolarità o comportamenti illeciti, dobbiamo istituzionalizzare i “bureaucracy buster”, per aggredire con sistematicità le pratiche inutilmente complesse. Per farlo c’è bisogno di motivare la partecipazione dal basso di tutti, docenti, ricercatori, personale tecnico-amministrativo, studenti.

Vogliamo una Università “snella” nel superfluo e ricca in ciò che le compete. Gli strumenti operativi sono molteplici, dalla fissazione di chiari obiettivi di semplificazione nelle singole funzioni dirigenziali, alla formalizzazione di processi di miglioramento interno nelle diverse strutture, alla valorizzazione delle idee e dei contributi dei singoli, alla formalizzazione di momenti di verifica periodici e di celebrazione dei risultati raggiunti.

Dovremo avere la curiosità di interrogarci su che cosa fanno altri e non avere paura di copiare le buone pratiche anche se non le abbiamo sviluppate noi. Dovremo saper individuare delle priorità e degli obiettivi specifici, misurabili, raggiungibili, rilevanti e con un chiaro orizzonte temporale. Abbiamo tutto ciò che ci serve per riuscirci, basta indirizzare le energie nella giusta direzione e recuperare quel senso di appartenenza che ci rende orgogliosi di essere membri di questa grande comunità.